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Finalmente ho tra le mani il dvd di questo delizioso film. Tratto dalla commediaThe Matchmaker di Thorton Wilder, che successivamente ispirò Hello, Dolly, Bella, affettuosa, illibata cercasi è una commedia brillante e romantica. Il film è ambientato nella New York di fine Ottocento e racconta l'intricato piano di una vedova per conquistare l'amore di un avaro commerciante. Shirley MacLaine dona alla pellicola grazia e freschezza, Anthony Perkins si destreggia molto bene nel suo primo ruolo comico (ed è buffo vederlo in una scena en travesti due anni prima del fatale incontro con Hitchcock), mentre la veterana Shirley Booth è semplicemente impeccabile. La voluta artificiosità del film è sottolineata dal fatto che in molti punti del film gli attori dialogano direttamente col pubblico, guardando la telecamera; un espediente che funziona, anche se nel finale cade un po' nel manierismo. Le scenografie sono molto belle e dettagliate, ma sono state purtroppo sacrificate ad un bianco e nero scelto dalla Paramount per problemi finanziari. Altro punto debole la regia; ho l'impressione che se fosse stato affidato a un regista migliore (Billy Wilder?), questo film oggi non sarebbe caduto nell'oblio.
Superato, non del tutto indenne, un compleanno anomalo. Le prerogative emotive non erano delle migliori, ma speravo che i luoghi e le persone potessero deviare i pensieri. Invece, nonostante l'affetto, una non cercata perplessità ha guastato un po' le cose. Di ritorno da Lucca pensavo che avrei scritto un bel post con tutte le impressioni e le foto che la piccola città medievale toscana mi ha lasciato, invece mi ritrovo insofferente e ancora perplessa verso me stessa. Un ritornello mi accompagna dai miei primi 24 anni:
Tra poco più di una settimana avrò 24 anni. Me ne sento addosso mille, assieme al peso di prospettive incerte e aspettative fin troppo definite. Molta la paura di sprecarmi e di errare, finendo per rovinare tutti i miei orizzonti irreparabilmente.
La sposa in nero è forse il film in cui Truffaut richiama maggiormente il lavoro di sir Alfred Hitchcock. E non solo perché le splendide musiche sono di Bernard Herrmann, e il soggetto è tratto dall'omonimo romanzo di William Irish, autore di un racconto che ispirò La finestra sul cortile. Come Hitchcock il regista francese si concentra maggiormente sui personaggi e le dinamiche della suspence, tenendo alta l'attenzione dello spettatore con una dettagliata e appassionante descrizione delle meccaniche degli omicidi perfetti messi in atto dalla sposa in nero (una Jeanne Moreau gelida e dolente). Truffaut lascia da parte il realismo e la logica a tutti i costi, riuscendo a coinvolgere lo spettatore all'interno di una struttura molto schematica. Non mancano delle striature grottesche, sottolineate dalla colonna sonora di Herrmann, e da alcuni elementi, come l'omicidio maldestro da cui nasce la voglia di vendetta della donna. Truffaut rimase scontento del risultato, ritenendo che il film a colori perdesse molto, e che la stessa Moreau non conservasse lo stesso fascino che le donava il bianco e nero.
una canzone struggente e di rara bellezza (tema di un film altrettanto splendido e amaro, L'amante), racchiude perfettamente il mood che da giorni mi sospende... dovevano chiamarmi Mélancolie
consiglio di recuperare, oltre al film, l'intera colonna sonora di Philippe Sarde
"La scoperta che c'è un'Italia berlusconiana mi colpisce molto: è la peggiore delle Italie che io ho mai visto, e dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime. L'Italia della marcia su Roma, becera e violenta, animata però forse anche da belle speranze. L'Italia del 25 luglio, l'Italia dell'8 settembre, e anche l'Italia di piazzale Loreto, animata dalla voglia di vendetta. Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l'avevo vista né sentita mai. Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo."
Insieme a pellicole come La signora Miniver e Com'era verde la mia valle, Un evaso ha bussato alla mia porta si pone nel filone di film di tematica sociale prodotti dagli studios americani in concomitanza con la Seconda Guerra Mondiale. In questo caso gli argomenti principali sono la giustizia, la corruzione della società, il linciaggio selvaggio. Il dramma sociale è però stemperato dai toni di una romantica commedia degli equivoci, che si sviluppa grazie al triangolo amoroso creato da Cary Grant, Jean Arthur e Ronald Colman. I tre attori protagonisti sono formidabili: la Arthur tratteggia un personaggio femminile singolare e ricco di verve, Cary Grant recita in uno dei suoi ruoli forse più diversi e riusciti, mentre Ronald Colman possiede una classe e uno charme che non lo fanno sfigurare affatto accanto al collega. E c'è da capire perché fino alla fine la Arthur non sa chi scegliere tra i due; probabilmente gli stessi produttori erano indecisi al riguardo, dato che vennero girati due finali diversi. Da recuperare assolutamente.